{"id":161,"date":"2018-08-19T09:34:13","date_gmt":"2018-08-19T09:34:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quantum-macroeconomics.info\/?page_id=161"},"modified":"2019-07-10T17:50:55","modified_gmt":"2019-07-10T17:50:55","slug":"economia-nazionale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.quantum-macroeconomics.info\/index.php\/language\/it\/economia-nazionale\/","title":{"rendered":"Economia Nazionale"},"content":{"rendered":"<p><em>Introduzione<\/em><\/p>\n<ol>\n<li><em>La moneta<\/em><\/li>\n<li><em>La produzione e il consumo<\/em><\/li>\n<li><em>Il capitale<\/em><\/li>\n<li><em>Il capitale e gli interessi<\/em><\/li>\n<li><em>Le leggi macroeconomiche<\/em><\/li>\n<li><em>Inflazione e disoccupazione<\/em><\/li>\n<li><em>La soluzione<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Introduzione<\/em><\/p>\n<p>Con l\u2019aggravarsi delle crisi finanziarie e con il peggioramento continuo delle condizioni di vita cresce la sfiducia di gran parte della popolazione nelle istituzioni politico\u2013economiche e negli economisti. La difesa di questi ultimi \u00e8 sempre la stessa: \u00e8 tutta colpa del mercato se le nostre previsioni si sono dimostrate sbagliate, se i nostri modelli si sono rivelati irrealistici. Il mercato, questo <em>deus ex machina<\/em> dai poteri illimitati, sarebbe in grado di sovvertire qualsiasi previsione, di modificare i comportamenti, di precipitare il sistema nel caos o di permetterne lo sviluppo a oltranza. Quando si tratta di definirlo, di spiegarne la natura e le leggi, gli economisti non trovano per\u00f2 di meglio della trita e ritrita legge della domanda e dell\u2019offerta. \u00c8 questa la legge che ha fatto la fortuna della scienza economica. Un concetto semplice, da scuola elementare, che tutti possono capire, ma che consente anche l\u2019elaborazione di sofisticati modelli matematici che gli economisti possono sbandierare incutendo timore e rispetto nei non addetti ai lavori. Che questi modelli risultino poi inadeguati non \u00e8 perch\u00e9 siano avulsi dalla realt\u00e0, ma perch\u00e9 il mercato ha impedito alla legge della domanda e dell\u2019offerta di trovare applicazione secondo le ipotesi adottate inizialmente. Il dramma della scienza economica degli ultimi sessant\u2019anni \u00e8 tutto qui: ostinarsi a ritenere che l\u2019analisi economica debba fondarsi sul comportamento e che l\u2019infinita variet\u00e0 e complessit\u00e0 dell\u2019agire umano possa essere riprodotta riferendosi alla legge del mercato e facendo uso della matematica.<\/p>\n<p>In tutti questi anni siamo stati sommersi da un numero impressionante di articoli e di libri nei quali alla grande sofisticazione dei modelli matematici fa riscontro una povert\u00e0 concettuale sconcertante. Gli enunciati prettamente economici sono banali, ma ci si lascia impressionare dalla tecnica matematica che li circonda. Il risultato \u00e8 sotto gli occhi di tutti: gli economisti, abilissimi nel \u2018dimostrare\u2019 <em>a posteriori<\/em> di non aver commesso errori pur essendosi sbagliati nelle previsioni, rincorrono la realt\u00e0 che gli sfugge continuamente di mano.<\/p>\n<p>La maggioranza degli economisti \u00e8 convinta che l\u2019economia sia una scienza imparentata con quella fisica e con la matematica. Dalla prima si derivano i concetti (primo tra tutti quello di equilibrio tra forze di segno opposto), mentre la seconda fornisce gli strumenti tecnici per l\u2019elaborazione dei modelli. Questa visione ha origine nei lavori del padre della teoria neoclassica: Walras. Tutta la teoria oggi dominante si rif\u00e0 al quadro teorico dell\u2019equilibrio economico generale e il convincimento che la microeconomia sia la base sulla quale va costruita la scienza economica \u00e8 condiviso anche dai rappresentanti della scuola keynesiana. Insomma, gran parte degli economisti crede che la scienza economica debba partire dal comportamento degli agenti economici per arrivare a costruire modelli che lo riproducono il pi\u00f9 fedelmente possibile. Il guaio \u00e8 che se si riuscisse a elaborare un modello puntuale della realt\u00e0 economica, la sua complessit\u00e0 sarebbe tale da renderlo inutilizzabile. Gli economisti convinti della priorit\u00e0 logica della microeconomia e della necessit\u00e0 di ricorrere alla matematica sono prigionieri di un\u2019alternativa i due termini della quale sono altrettanto insoddisfacenti: (a) tentare di riprodurre la realt\u00e0 il pi\u00f9 fedelmente possibile, costruendo cio\u00e8 un modello talmente complesso da rendere vana la ricerca di una soluzione univoca; (b) introdurre una serie di ipotesi semplificatrici che rendono il modello tecnicamente operativo, ma senza pi\u00f9 nessun riscontro con la realt\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019analisi proposta dalla macroeconomia quantica si basa invece sul tentativo di fondare la teoria economica su basi macroeconomiche. Nella storia del pensiero economico, le origini di questa impostazione teorica risalgono agli autori classici, ma se ne possono trovare tracce gi\u00e0 nell\u2019analisi di Quesnay e dei fisiocrati. Pi\u00f9 tardi sar\u00e0 Keynes a proporre i primi elementi per lo sviluppo della macroeconomia moderna. Per\u00f2 l\u2019autore che ha maggiormente contribuito all\u2019elaborazione di un\u2019analisi macroeconomica fondata su leggi macroeconomiche \u00e8 Schmitt ed \u00e8 la sua opera che fonda l\u2019analisi quantica.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<ol>\n<li><em>La moneta<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>La centralit\u00e0 della moneta \u00e8 l\u2019elemento che caratterizza la macroeconomia moderna e che consente di distinguerla dai tentativi \u2013 neoclassici e keynesiani \u2013 di fondare la macroeconomia su basi microeconomiche. L\u2019ignoranza che ancora oggi circonda la natura della moneta \u00e8 sorprendente, cos\u00ec come \u00e8 sorprendente che la teoria economica pi\u00f9 diffusa nel mondo consideri la moneta come un\u2019appendice irrilevante. Nella teoria walrasiana dell\u2019equilibrio economico generale, la moneta non svolge alcun ruolo sostanziale ed \u00e8 ricondotta alla nozione di merce-numerario, ossia identificata a una merce alla quale viene arbitrariamente affidato il ruolo di unit\u00e0 di conto. I prezzi che contano nei modelli neoclassici sono quelli relativi, ai quali i prezzi monetari devono adeguarsi nel rispetto del postulato di omogeneit\u00e0. La moneta pu\u00f2 tutt\u2019al pi\u00f9 rappresentare un elemento di disturbo in un sistema che \u00e8 comunque fondato sul principio della neutralit\u00e0 della moneta. Eppure un semplice sguardo alla realt\u00e0 dovrebbe bastare per rendersi conto che tutti i nostri sistemi economici sono monetari, che tutti i concetti economici sono monetari e che tutte le patologie sono di natura monetaria. Nello stesso modo, dovrebbe essere chiaro a ogni osservatore della realt\u00e0 economica che la moneta \u00e8 d\u2019origine bancaria. Ricordare i tempi nei quali si usavano conchiglie o metalli preziosi per rappresentare la moneta \u00e8 anacronistico e fuorviante. In ogni caso, la moneta non va identificata con ci\u00f2 che viene usato per rappresentarla e oggi \u00e8 universalmente riconosciuto che l\u2019emissione monetaria non richiede alcuna riserva aurea.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>1.1 <u>La natura della moneta bancaria<\/u><\/p>\n<p>Per capire le leggi che fondano i nostri sistemi economici bisogna fare chiarezza su quale sia la vera natura della moneta bancaria. Keynes l\u2019aveva intuito e in tutte le sue opere la moneta svolge un ruolo centrale. Malgrado ambisse a proporre una teoria monetaria della produzione, l\u2019autore cantabrigense non riusc\u00ec per\u00f2 a svelare interamente il mistero della creazione della moneta e della sua integrazione ai prodotti. La chiave di volta risiede nel principio della contabilit\u00e0 a partita doppia. Questo principio stabilisce la necessaria uguaglianza tra debiti e crediti, tra dare e avere. Ma di quali debiti e di quali crediti si tratta? La risposta che sembra scontata \u00e8 che, siccome ogni transazione economica implica perlomeno la presenza di due agenti, il debito sia dell\u2019acquirente, mentre il credito del venditore. A ben vedere per\u00f2, questa interpretazione riguarda la partita semplice e non la partita doppia. Non bisogna infatti dimenticare che la contabilit\u00e0 \u00e8 resa possibile dall\u2019esistenza dei numeri negativi e dalla scoperta che \u00b1 x = 0. Addebito e accredito devono formare una coppia il cui risultato algebrico \u00e8 zero. Ci\u00f2 accade soltanto se addebito e accredito riguardano la stessa persona. L\u2019acquirente deve essere nel contempo addebitato e accreditato e la stessa cosa deve avvenire per il venditore. \u00c8 proprio perch\u00e9 la creazione di moneta da parte delle banche \u00e8 sempre accompagnata da una distruzione equivalente che l\u2019emissione monetaria non rientra nella categoria metafisica dei miracoli. Il pagamento di B da parte di A avviene mediante il simultaneo accredito e addebito in moneta di A e di B. Se ne deduce che la moneta non \u00e8 l\u2019oggetto del pagamento di B da parte di A, ma il semplice strumento \u2013 o meglio ancora il <em>flusso<\/em> \u2013 che consente ad A di pagare B.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>1.2 <u>Moneta e valore<\/u><\/p>\n<p>La moneta \u00e8 al tempo stesso il concetto pi\u00f9 importante e il pi\u00f9 incompreso della scienza economica. Gli economisti passano allegramente da una definizione della moneta all\u2019altra, incuranti delle contraddizioni nelle quali rischiano di cadere. La moneta viene talvolta identificata a una merce, talaltra a un semplice velo o, ancora, a un attivo emesso dalla banca centrale. L\u2019idea che la moneta sia una merce \u00e8 talmente lontana dalla realt\u00e0 da dover essere abbandonata senza ulteriori discussioni. Ma allora perch\u00e9 molti economisti esitano a farlo? Perch\u00e9 cadono nell\u2019errore ancora molto diffuso di identificare la moneta e il valore della moneta. La stragrande maggioranza degli economisti non pensa alla moneta come a una forma numerica, a un \u2018veicolo\u2019 o a un flusso, ma la considera un attivo e, siccome le merci sono gli attivi economici per eccellenza, ritiene giustificato concepirla come una merce. Il punto \u00e8 che la moneta \u00e8 bancaria e che l\u2019emissione di moneta da parte delle banche non \u00e8 paragonabile a una produzione di merci. Le banche emettono moneta utilizzando la contabilit\u00e0 a partita doppia e con un costo irrilevante. Se alla moneta non fossero associati i prodotti, la sua emissione darebbe sempre zero come risultato e non si potrebbe certo parlare del suo valore. Ci\u00f2 significa che il valore della moneta si identifica con il reddito, risultato dell\u2019integrazione del prodotto nella moneta.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>1.3 <u>Moneta e credito<\/u><\/p>\n<p>La moneta \u00e8 la chiave d\u2019accesso al mondo dell\u2019economia. Per poterne disporre bisogna capire qual \u00e8 la sua vera natura e quali sono le leggi alle quali deve sottostare. L\u2019analisi proposta dalle teorie imperanti\u00a0 non ci \u00e8 di grande aiuto al riguardo. I concetti pi\u00f9 interessanti sono quelli di \u2018forma\u2013valore\u2019, elaborato da Marx, e di \u2018numerario\u2019, formulato da Walras, ma nessuno ha saputo svelare il mistero della moneta e del suo rapporto con i prodotti. Keynes stesso non \u00e8 riuscito in questo intento e si \u00e8 limitato a proporre una classificazione dei vari tipi di moneta a partire dalle loro funzioni e dalle loro forme (Capitolo I del <em>Treatise on Money<\/em>). Ci\u00f2 che ancora manca a tutti questi autori \u00e8 la chiara percezione della sostanziale differenza esistente tra moneta e reddito. Gi\u00e0 i Classici distinguevano tra <em>money<\/em> e <em>money\u2019s worth<\/em>, tra moneta nominale e moneta reale. Questa intuizione non \u00e8 per\u00f2 stata approfondita a sufficienza ed \u00e8 ancora diffusa l\u2019idea che l\u2019emissione di moneta si identifica a un\u2019erogazione di credito.<\/p>\n<p>La moneta \u00e8 emessa dalle banche ogni volta che effettuano un pagamento per conto dei loro clienti. Il concetto di moneta\u2013flusso denota l\u2019uso della moneta come mezzo di pagamento, come veicolo numerico che consente il simultaneo accredito e addebito di chi viene pagato e di chi paga. Le banche, con la contabilit\u00e0 a partita doppia, mettono questo \u2018strumento\u2019 numerico a disposizione dell\u2019economia, ma non sono loro ad attribuirgli un contenuto reale o un potere liberatorio. Le banche creano e distruggono moneta, ma con ci\u00f2 non creano reddito. Se la moneta emessa ha potere liberatorio, se i pagamenti implicano la creazione, la distruzione o il trasferimento di un reddito non \u00e8 perch\u00e9 le banche hanno la facolt\u00e0 di creare attivi netti e di prestarli ai loro clienti. L\u2019erogazione di un credito presuppone l\u2019esistenza di un reddito e il reddito pu\u00f2 nascere solo dalla produzione. Le banche forniscono il contenitore numerico necessario per attribuire un denominatore comune ai prodotti, ma sono i lavoratori a provvedere al contenuto reale che permette il passaggio dalla moneta al reddito.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><em> La produzione e il consumo<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>L\u2019analisi quantica introduce una distinzione rigorosa tra aspetti fisici e aspetti economici e dimostra come la natura contabile della moneta bancaria imponga una concezione della produzione e del consumo che prescinde da considerazioni di tipo fisico. Il mondo dell\u2019economia ha natura e leggi proprie che non possono essere derivate da altre scienze. Per entrare in questo mondo bisogna disporre dei concetti adeguati e, in particolare, occorre rendersi conto che l\u2019economia \u00e8 il regno delle grandezze a-dimensionali. Questo non significa che i processi economici non possano venir considerati anche da altri punti di vista o che non ci si debba occupare di argomenti inerenti la scelta dei modelli di sviluppo (equo, sostenibile, etico) e di crescita. Ci\u00f2 che \u00e8 necessario capire \u00e8 che i problemi di politica economica possono essere affrontati solo dopo aver determinato la natura del sistema economico e dopo averne scoperte le leggi. Produzione e consumo non fanno eccezione ed \u00e8 fondamentale capire che la loro definizione economica nulla ha a che fare con quella fisica.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>2.1 <u>La produzione come creazione<\/u><\/p>\n<p>La produzione economica \u00e8 l\u2019atto che permette di attribuire una forma numerica ai beni fisici e di trasformarli in prodotti economici. Affinch\u00e9 beni e servizi acquistino forma numerica \u00e8 necessario che vengano associati o \u2018integrati\u2019 alla moneta bancaria che, per sua stessa natura, \u00e8 un puro contenitore numerico privo di qualsiasi valore intrinseco. Se la moneta bancaria non esistesse, la produzione economica non potrebbe essere espressa numericamente. Produrre significa attribuire una nuova forma\u2013utilit\u00e0 a materia o energia e in questo senso la produzione economica ha luogo anche in assenza di moneta. Senza moneta le nuove forme\u2013utilit\u00e0 non potrebbero per\u00f2 essere espresse in un\u2019unit\u00e0 di misura comune e la costruzione di un vero sistema economico risulterebbe impossibile. Grazie alla moneta, la forma\u2013utilit\u00e0 acquista il carattere di forma numerica e i prodotti ai quali \u00e8 associata diventano commensurabili. D\u2019altra parte, in assenza di produzione la moneta bancaria rimarrebbe priva d\u2019oggetto e la sua emissione non avrebbe alcuna ragion d\u2019essere. \u00c8 la produzione che rende significativa l\u2019emissione di moneta bancaria e in questo senso \u00e8 corretto sostenere che la produzione \u00e8 una creazione di moneta.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 i beni fisici \u2018entrino\u2019 nella moneta e acquistino la forma numerica che li trasforma in prodotti economici, non occorre che un istante. La produzione economica ha luogo quando vengono pagati i salari. Mentre il processo fisico di trasformazione di materia o energia si svolge su un arco di tempo positivo \u2013 per esempio un mese \u2013 la produzione \u00e8 un evento istantaneo.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>2.2 <u>La produzione e il tempo<\/u><\/p>\n<p>Per la maggioranza degli economisti, la produzione \u00e8 una funzione dei cosiddetti \u2018fattori della produzione\u2019 e del tempo. Il prodotto \u00e8 considerato il risultato dell\u2019applicazione dell\u2019attivit\u00e0 produttiva in un certo lasso di tempo ed \u00e8 calcolato come l\u2019integrale della funzione di produzione in questo intervallo di tempo. Nonostante le differenze tra i vari modelli proposti, ci\u00f2 che li accomuna \u00e8 l\u2019idea che la produzione sia funzione del tempo e che produzioni successive siano funzionalmente correlate. Secondo la teoria quantica, invece, la produzione \u00e8 una creazione. La differenza \u00e8 sostanziale. Nelle teorie dominanti non c\u2019\u00e8 posto per i concetti di creazione e di distruzione; la teoria quantica \u00e8 fondata su di essi. Le teorie dominanti non fanno alcun riferimento alle operazioni istantanee; la teoria delle emissioni si sviluppa attorno alle operazioni di pagamento, istantanee per loro stessa natura. Nella teoria proposta da Schmitt, produzione (creazione) e consumo (distruzione) sono le due fasi complementari di un\u2019unica emissione. Per creare reddito bisogna produrre, ossia dare forma numerica a beni e servizi integrandoli nella moneta. Al momento del consumo (acquisto finale) beni e servizi abbandonano la loro forma numerica e il reddito viene distrutto. Per le teorie dominanti, al contrario, il reddito non \u00e8 mai distrutto. La spesa lo riproduce, creando un legame tra redditi di periodi successivi.<\/p>\n<p>La teoria delle emissioni dimostra che la produzione si identifica con l\u2019emissione di un periodo finito e insecabile di tempo. Se il pagamento dei salari avviene a fine mese, il mese di lavorazione che porta al prodotto finale \u00e8 emesso come un <em>quanto<\/em> di tempo. Il prodotto economico vero e proprio \u00e8 quindi il risultato di un\u2019operazione istantanea nella quale il mese \u00e8 percorso in un movimento ondulatorio, un va e vieni che attribuisce al mese un\u2019identit\u00e0 economica espressa numericamente mediante i salari. Il prodotto \u00e8 un quanto di tempo emesso sotto forma monetaria.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>2.3 <u>L\u2019unit\u00e0 di produzione e consumo<\/u><\/p>\n<p>Il consumo \u00e8 la seconda parte dell\u2019emissione quantica definita dall\u2019unit\u00e0 produzione\u2013consumo. La produzione crea un reddito che viene distrutto dal consumo, dove per consumo non si intende il degrado fisico del prodotto, ma il suo acquisto finale. Consumare significa acquistare il prodotto, liberarlo dalla sua forma numerica restituendolo alla sua forma iniziale di valore d\u2019uso. Come la creazione, anche la distruzione di reddito modifica la situazione dell\u2019insieme: all\u2019arricchimento in valori d\u2019uso fa eco un impoverimento in reddito. Siccome l\u2019elemento determinante \u00e8 il reddito, risulta chiaro che anche nel caso del consumo siamo confrontati a un\u2019operazione macroeconomica.<\/p>\n<p>Produzione e consumo sono due operazioni macroeconomiche di segno opposto che rappresentano le due facce di un\u2019unica realt\u00e0. In effetti, pur separati cronologicamente, produzione e consumo sono i termini di un\u2019identit\u00e0. La conciliazione tra l\u2019identit\u00e0, che richiede la simultaneit\u00e0, e la separazione cronologica \u00e8 permessa dalla teoria quantica. Il consumo definisce l\u2019emissione dello stesso quanto di tempo definito dalla produzione. Il pagamento del salario per un mese di lavoro si identifica alla creazione di un reddito che ci consente di attribuire un\u2019espressione numerica al mese e di emetterlo come \u2018quanto di tempo\u2019. La spesa finale di quello stesso reddito ne comporta la distruzione e definisce l\u2019emissione dello stesso mese, dello stesso quanto di tempo. Ne consegue che produzione e consumo hanno la stessa \u2018dimensione\u2019 quantica, ossia coincidono nel tempo quantico. Ogni contraddizione \u00e8 evitata grazie all\u2019analisi quantica: produzione e consumo coincidono (nel tempo quantico), pur avvenendo in tempi cronologicamente diversi.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><em>Il capitale<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>Il concetto di capitale \u00e8 intimamente legato a quello del tempo. Il reddito \u00e8 trasformato in capitale perch\u00e9 il consumo non coincide cronologicamente con la formazione del reddito ed \u00e8 perch\u00e9 il capitale perdura nel tempo che la determinazione del valore delle merci deve tener conto della sua remunerazione.<\/p>\n<p>Nessuna delle teorie avanzate dagli autori che abbiamo brevemente citato soddisfa per intero i requisiti necessari per incorporare il tempo nell\u2019analisi del capitale. Keynes \u00e8 l\u2019autore che pi\u00f9 si avvicina alla formulazione di una teoria del capitale-tempo. Anche la sua analisi, per\u00f2, non basta a definire in modo preciso la natura temporale della produzione e il passaggio dal reddito al capitale. \u00c8 vero che l\u2019identit\u00e0 tra offerta globale (R) e domanda globale (C + I) suggerisce l\u2019idea della simultaneit\u00e0 tra produzione e consumo, ma non \u00e8 dato sapere come queste due operazioni possano coincidere pur essendo cronologicamente distinte. D\u2019altronde, nulla \u00e8 detto sulle ragioni profonde che fanno del capitale il ponte tra presente e futuro. L\u2019intuizione secondo cui il reddito \u00e8 conservato nel tempo sotto forma di capitale, non \u00e8 approfondita come merita di esserlo e la natura stessa del capitale nella sua relazione con il tempo rimane in gran parte misteriosa. Questo mistero \u00e8 chiarito soltanto con lo sviluppo della teoria quantica della produzione, sola capace di spiegare la formazione di un capitale netto o macroeconomico.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>3.1 <u>Il capitale-tempo<\/u><\/p>\n<p>Identificandosi con la monetizzazione dei beni e servizi prodotti e, dunque, con il pagamento dei salari, la produzione ha come risultato la formazione di un reddito che prende subito l\u2019aspetto di un deposito bancario. La moneta \u00e8 un flusso, la cui speranza di vita non va al di l\u00e0 dell\u2019istante in cui avvengono i pagamenti. Essa \u00e8 presente nel pagamento dei salari e scompare subito per lasciar posto a un deposito bancario di cui i salariati sono accreditati senza soluzione di continuit\u00e0. L\u2019operazione monetaria \u00e8 cos\u00ec sostituita da un\u2019operazione finanziaria \u2013 l\u2019acquisto di titoli corrispondenti ai depositi bancari \u2013 che porta alla trasformazione del reddito in capitale.<\/p>\n<p>Nel rispetto dei principi della contabilit\u00e0 a partita doppia, il reddito \u00e8 subito prestato alle aziende, che se ne servono per coprire i costi di produzione generati dal pagamento dei salari. Il reddito \u00e8 risparmiato, depositato, prestato e speso nell\u2019istante preciso della sua formazione. La trasformazione iniziale del reddito in capitale porta contemporaneamente alla formazione di uno stock \u2013 dovuto all\u2019investimento del capitale \u2013 e di un debito finanziario delle aziende nei confronti dei lavoratori.<\/p>\n<p>La prima forma di capitale \u00e8 dovuta al trascorrere del tempo, al fatto che, formato al momento del pagamento dei salari, il reddito verr\u00e0 speso e distrutto solo pi\u00f9 tardi. Il reddito \u00e8 trasformato in capitale tra l\u2019istante della sua formazione e quello della sua spesa finale e pu\u00f2 dunque essere definito come <em>capitale-tempo<\/em>. Il periodo di tempo cronologico che separa produzione e consumo \u00e8 quello durante il quale il reddito \u00e8 conservato sotto forma di capitale, quello con il quale il capitale-tempo si identifica. Appena creato, il reddito abbandona la sua forma monetaria per rivestire quella di capitale, sola forma capace di gettare un ponte tra il presente e il futuro. La formazione iniziale dello stock di beni di cui dispongono le aziende non avviene mediante la spesa finale del reddito prestato dai lavoratori, ma attraverso il suo investimento, operazione che coincide con la trasformazione dello stesso reddito in capitale. Quest\u2019ultimo verr\u00e0 annullato pi\u00f9 tardi, quando i lavoratori decideranno di spendere ci\u00f2 che avevano risparmiato in precedenza; e lo stesso capitale lascer\u00e0 di nuovo il posto al reddito. La spesa finale del reddito da parte dei lavoratori (o, pi\u00f9 generalmente, dei suoi titolari finali) porter\u00e0 alla sua definitiva distruzione e all\u2019annullamento dei titoli di debito delle aziende.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>3.2 <u>Il capitale fisso<\/u><\/p>\n<p>Il risparmio \u00e8 il punto di partenza del processo di accumulazione del capitale. Il risparmio necessario per la produzione del capitale strumentale prende poi la forma del profitto (realizzato e anticipato) poich\u00e9 \u00e8 alle aziende che spetta l\u2019organizzazione dell\u2019intera produzione, beni-capitale inclusi. L\u2019investimento che porta alla formazione del capitale fisso \u00e8 finanziato dal risparmio e, dunque, dai profitti <em>netti<\/em> delle aziende \u2013 differenza tra i profitti lordi e quelli distribuiti in interessi, rendite e dividendi \u2013 e dai risparmi prestati loro dai consumatori. I risparmi prestati alle aziende non sono per\u00f2 altro che profitti anticipati, per cui \u00e8 perfettamente lecito considerare l\u2019investimento del profitto come l\u2019unica operazione richiesta per la formazione del capitale fisso. Ogni nuova produzione di beni-capitale richiede l\u2019investimento di una somma equivalente di reddito che, proprio perch\u00e9 porta alla formazione di un capitale fisso, \u00e8 sottratta al consumo e definisce l\u2019ammontare del risparmio macroeconomico. Partiamo dalla produzione e supponiamo che essa si identifichi con l\u2019emissione di 100 unit\u00e0 di salario. Se, spendendo la totalit\u00e0 del loro reddito, i lavoratori ottengono beni di consumo per un valore di 80 unit\u00e0 di salario, il profitto realizzato dalle aziende \u00e8 di 20 unit\u00e0. Il capitale-tempo formatosi all\u2019inizio \u2013 pari a 100 unit\u00e0 di salario \u2013 \u00e8 cos\u00ec distrutto (consumato) nella misura dell\u2019ottanta per cento. Le rimanenti 20 unit\u00e0 di capitale-tempo definiscono titoli finanziari di cui le aziende sono ora le proprietarie e uno stock di beni reali che ne rappresentano l\u2019oggetto.<\/p>\n<p>Supponiamo, per motivi prettamente didattici, che l\u2019investimento del profitto avvenga nel periodo seguente a quello della sua formazione. Formatosi in p<sub>0<\/sub>, il profitto \u00e8 dapprima costituito da un capitale finanziario e da un corrispondente stock di beni di consumo. Nel periodo successivo, p<sub>1<\/sub>, il profitto \u00e8 investito e lo stock iniziale trasformato in beni-capitale. L\u2019investimento del profitto ha un senso univoco: esso definisce il finanziamento della produzione del capitale strumentale. In p<sub>1<\/sub> i lavoratori dedicano parte del loro tempo alla produzione di beni strumentali e il loro salario \u00e8 finanziato dal profitto realizzato dalle aziende in p<sub>0<\/sub>. Supponendo che il livello dell\u2019impiego e della retribuzione rimangano invariati, i lavoratori ottengono ancora 100 unit\u00e0 di salario, di cui 80 unit\u00e0 per la produzione di beni di consumo e 20 unit\u00e0 per quella di beni-capitale. Se trascuriamo la formazione di nuovi profitti \u2013 ci\u00f2 che riprodurrebbe semplicemente la situazione di p<sub>0<\/sub> \u2013 possiamo costatare senza difficolt\u00e0 che i consumatori dispongono delle unit\u00e0 di salario sufficienti per acquistare sia la nuova produzione di beni di consumo (80 unit\u00e0), sia quella parte della produzione di p<sub>0<\/sub> che si era formata come stock (20 unit\u00e0). La nuova produzione di beni-capitale, del valore di 20 unit\u00e0 di salario, \u00e8 invece acquistata dalle aziende attraverso la spesa del profitto effettuata, investendolo, sul mercato del lavoro.<\/p>\n<p>Se i lavoratori fossero stati impiegati a produrre solo beni di consumo in entrambi i periodi, l\u2019ammontare di tali beni avrebbe raggiunto le 200 unit\u00e0 di salario. La produzione di capitale fisso riduce quella di beni di consumo a 180 unit\u00e0 di salario. \u00c8 quindi necessario un sacrificio pari a 20 unit\u00e0 (in valore) di beni di consumo per ottenere beni strumentali di un valore di 20 unit\u00e0 di salario. Il risparmio macroeconomico, che corrisponde all\u2019investimento del profitto, ha precisamente questo significato e definisce la definitiva sostituzione di una parte del reddito con un capitale equivalente. La produzione di beni strumentali diminuisce sia la produzione di beni di consumo, sia il reddito disponibile per il loro acquisto. La differenza tra il reddito totale creato dalle due produzioni, 200 unit\u00e0 di salario, e quello speso per l\u2019acquisto finale dei beni di consumo, 180 unit\u00e0 di salario, corrisponde al profitto investito nella produzione di beni strumentali e trasformato in capitale fisso. Spendendo 100 unit\u00e0 di salario in p<sub>0<\/sub> i titolari di reddito ottengono beni di consumo del valore di 80 unit\u00e0 di salario. La spesa finale di reddito \u00e8 dunque di sole 80 unit\u00e0, le rimanenti 20 essendo trasferite alle aziende e subito trasformate in capitale-tempo. In p<sub>1<\/sub>, le aziende spendono il loro profitto nella produzione di beni strumentali, mentre i lavoratori pagati per tale produzione spendono i loro salari nell\u2019acquisto dei beni di consumo rimasti invenduti in p<sub>0 <\/sub>\u00a0La produzione di beni strumentali che avviene attraverso l\u2019investimento del profitto d\u00e0 luogo a una vera e propria conversione dello stock di beni di consumo creato in p<sub>0<\/sub> in uno stock di beni-capitale.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li><em>Il capitale e gli interessi<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>Che cos\u2019\u00e8 l\u2019interesse? Perch\u00e9 viene pagato? Perch\u00e9 il suo tasso varia da un Paese all\u2019altro, da una regione all\u2019altra? Queste domande trovano ancora oggi soltanto un abbozzo di risposta. La maggioranza degli economisti ha ormai rinunciato ad approfondire l\u2019indagine sulla natura dell\u2019interesse, limitandosi a interrogarsi sulle cause delle variazioni del suo tasso. Tale procedimento sarebbe esente da critiche solo se l\u2019origine e la natura dell\u2019interesse fossero un problema risolto. Uno sguardo alle soluzioni finora proposte dalle teorie dominanti \u00e8 per\u00f2 sufficiente per scartare questa ipotesi, le sostanziali differenze tra le varie analisi essendo sintomatiche del mistero che ancora avvolge la questione.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>4.1 <u>L\u2019interesse come reddito microeconomico<\/u><\/p>\n<p>L\u2019analisi della moneta bancaria dimostra che, al momento stesso della sua formazione il reddito \u00e8 speso dai suoi titolari iniziali per l\u2019acquisto delle obbligazioni finanziarie emesse dalle banche in cui il reddito \u00e8 depositato. Il reddito risparmiato \u00e8 quindi sempre uguale a quello investito nell\u2019acquisto di titoli di deposito. Siccome i titoli di deposito hanno come oggetto le merci prodotte dalle aziende, il risparmio iniziale definisce l\u2019acquisto della produzione da parte delle aziende e la formazione di uno stock di beni reali cui corrisponde il capitale-tempo generato dalla trasformazione del reddito. Il capitale-tempo \u00e8 il prodotto di un\u2019operazione istantanea in cui il risparmio \u00e8 inizialmente investito nell\u2019acquisto dei beni prodotti. Parte del reddito risparmiato e trasformato in capitale-tempo \u00e8 in seguito speso per l\u2019acquisto finale di beni di consumo. Ci\u00f2 significa che parte del capitale \u00e8 ritrasformata in reddito e distrutta sul mercato dei prodotti. Se consideriamo solo il capitale-tempo e le operazioni di prestito che lo concernono ci troviamo di fronte a operazioni a somma nulla (ci\u00f2 che \u00e8 prestato dagli uni \u00e8 ottenuto in prestito dagli altri) che definiscono quindi un risparmio microeconomico. L\u2019interesse che si manifesta in queste transazioni non \u00e8 legato alla formazione di nessun nuovo reddito macroeconomico e pu\u00f2 essere interamente spiegato come un semplice fenomeno di ridistribuzione. Il debitore, al momento del rimborso, dovr\u00e0 versare al creditore un ammontare maggiore di quello ricevuto in prestito. Il semplice trascorrere del tempo, se dissociato dall\u2019attivit\u00e0 produttiva, non pu\u00f2 generare nuovo valore. Questo significa soltanto che, alla presenza di un tasso d\u2019interesse positivo, il produttore della merce dovr\u00e0 includerlo nel prezzo di vendita, ottenendo dall\u2019acquirente quella somma supplementare ch\u2019egli deve versare come interesse ai titolari iniziali del suo capitale circolante.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>4.2. <u>L\u2019interesse come reddito macroeconomico<\/u><\/p>\n<p>L\u2019interesse nasce dalla definitiva capitalizzazione del risparmio. La parte del reddito non consumata e fissata nell\u2019apparecchio produttivo \u00e8 in un certo senso restituita alla comunit\u00e0 sotto forma d\u2019interessi, che rappresentano quindi una nuova produzione di valore destinata a compensare quella definitivamente persa nel capitale. La produttivit\u00e0 in valore del capitale non va intesa in senso letterale (non \u00e8 il capitale a creare valore), bens\u00ec come un processo che porta alla sostituzione del reddito sottratto per sempre alla comunit\u00e0 (risparmio macroeconomico) con un nuovo valore prodotto dalla stessa comunit\u00e0 come indennizzo per l\u2019investimento del risparmio nell\u2019apparecchio produttivo. La giustificazione profonda di un interesse positivo \u00e8 dunque da ricercare nel processo di capitalizzazione. Una volta dimostrato che la domanda di risparmio esercitata dal sistema produttivo \u00e8 netta diventa poi possibile ventilare l\u2019interesse sulla base dell\u2019aggiustamento tra domanda e offerta, coinvolgendo anche le transazioni aventi come oggetto il risparmio microeconomico (a somma nulla). Se il risparmio macroeconomico (ossia quello che si fissa nella produzione di beni capitale) d\u00e0 diritto a una retribuzione positiva (interessi), allora anche quello microeconomico andr\u00e0 retribuito nello stesso modo, se si vuole indurre i titolari di reddito a risparmiarne una parte anche a favore di coloro che intendono aumentare il loro consumo presente a scapito di quello futuro.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li><em>Le leggi macroeconomiche<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>Le leggi macroeconomiche sono leggi <em>logiche<\/em> (e non comportamentali) e come tali perlomeno altrettanto rigorose ed esatte delle leggi fisiche e matematiche. Alla base di queste leggi troviamo principi logici derivati dalla natura stessa della moneta, del reddito e del capitale. Le regole della contabilit\u00e0 a partita doppia sono le medesime ovunque e non dipendono dal tipo di operazione alle quali si applicano. Nello stesso modo, il reddito e il capitale non sono concetti a definizione variabile. La formazione del reddito risponde a criteri rigorosi e oggettivi e lo stesso vale per il capitale. Le leggi macroeconomiche possono essere formulate grazie all\u2019analisi di questi criteri e costituiscono i principi ai quali ogni sistema economico fondato sull\u2019uso della moneta bancaria deve sottostare.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>5.1 <u>La legge degli acquisti-vendite<\/u><\/p>\n<p>Questa legge deriva direttamente dal principio della contabilit\u00e0 a partita doppia e stabilisce l\u2019uguaglianza necessaria tra gli acquisti e le vendite di ogni agente economico. La vera contabilit\u00e0 a partita doppia impone il simultaneo addebito e accredito di ogni agente implicato in una transazione economica. Trasposto in termini di acquisti e di vendite, ogni addebito definisce un acquisto e ogni accredito una vendita. Per finanziare i suoi acquisti sul mercato dei prodotti, l\u2019acquirente deve disporre di un reddito del quale verr\u00e0 addebitato. Tre sole alternative gli sono offerte: (a) vendere la sua attivit\u00e0 lavorativa sul mercato dei servizi produttori; (b) indebitarsi vendendo titoli sul mercato finanziario o (c) cedere i propri depositi bancari, ossia vendere titoli a depositi bancari formati in precedenza. Ognuna di queste alternative comporta una vendita e, quindi, l\u2019accredito dell\u2019agente che acquista sul mercato dei prodotti. Solo il caso (c) sembra per\u00f2 rispettare la simultaneit\u00e0 tra la vendita di titoli e l\u2019acquisto di prodotti. In realt\u00e0, la simultaneit\u00e0 tra acquisti e vendite \u00e8 rispettata in tutti i casi, perch\u00e9 se la remunerazione dell\u2019attivit\u00e0 produttiva o l\u2019ottenimento di un prestito avvengono prima dell\u2019acquisto dei prodotti, il reddito cos\u00ec ottenuto \u00e8 subito depositato, ci\u00f2 che equivale a un acquisto di titoli a depositi bancari. Il successivo acquisto di prodotti implicher\u00e0 la vendita dei titoli a tali depositi bancari, a riprova del fatto che non vi pu\u00f2 essere acquisto senza vendita e viceversa.<\/p>\n<p>La legge degli acquisti\u2013vendite \u00e8 un corollario della partita doppia ed \u00e8 consona alla natura veicolare della moneta. Un mezzo di pagamento non pu\u00f2 assurgere a oggetto del pagamento che convoglia. La moneta ha un valore positivo solo se \u00e8 provvista di un contenuto reale che le \u00e8 attribuito dalla produzione. Anche in questo caso, per\u00f2, l\u2019oggetto del pagamento non \u00e8 la moneta, bens\u00ec i beni reali ai quali \u00e8 associata. Affinch\u00e9 il pagamento sia effettivo bisogna che colui che acquista beni e servizi disponga di un reddito, il che \u00e8 possibile solo se vende sul mercato dei servizi produttori o su quello finanziario. La moneta interviene in qualit\u00e0 di flusso, per veicolare il pagamento da un agente all\u2019altro. Grazie alla moneta, il venditore di beni e servizi \u00e8 accreditato di un certo ammontare di reddito. La moneta\u2013flusso \u00e8 un semplice intermediario e come tale deve subito rifluire al suo punto d\u2019emissione. Ci\u00f2 vuol dire che il nostro venditore \u00e8 al tempo stesso accreditato e addebitato di una somma di moneta. Siccome la moneta veicola il reddito, il suo riflusso in banca comporta anche quello del reddito, che \u00e8 subito costituito come deposito e trasformato in capitale. Il venditore di beni e servizi \u00e8 cos\u00ec nel contempo un acquirente di titoli a depositi bancari.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>5.2 <u>La legge dell\u2019identit\u00e0 tra domanda globale e offerta globale<\/u><\/p>\n<p>La determinazione delle leggi macroeconomiche mette in evidenza un\u2019importante diversit\u00e0 tra le teorie economiche dominanti e quella quantica. Sia la teoria neoclassica, sia quella keynesiana si fondano sul concetto di equilibrio, mentre quella quantica \u00e8 costruita attorno al concetto di identit\u00e0. Tutte le leggi macroeconomiche sono leggi logiche o esatte proprio perch\u00e9 sono identit\u00e0. Affermare che la relazione di uguaglianza tra la domanda globale e l\u2019offerta globale \u00e8 un\u2019identit\u00e0 significa sostenere che i suoi due termini si definiscono l\u2019un l\u2019altro. Nessuno dei due pu\u00f2 variare rispetto all\u2019altro, perch\u00e9 rappresentano le due facce di un\u2019unica realt\u00e0. Il comportamento non svolge alcun ruolo nella determinazione di queste leggi, la cui validit\u00e0 non \u00e8 contingente. L\u2019identit\u00e0 tra domanda globale e offerta globale \u00e8 una necessit\u00e0 logica che deriva dalla definizione analitica dei due termini. Vi \u00e8 identit\u00e0 tra di loro perch\u00e9 la domanda globale \u00e8 definita dall\u2019ammontare di reddito disponibile, mentre l\u2019offerta globale \u00e8 definita dal prodotto globale, ovvero dal reddito creato dalla produzione. Non si tratta di definizioni nominali, ma sostanziali e la relazione d\u2019identit\u00e0 che ne deriva non ha nulla di ipotetico o di provvisorio.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<ol start=\"6\">\n<li><em>Inflazione e disoccupazione<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>Le leggi macroeconomiche sono riconducibili alle relazioni logiche esistenti tra moneta, reddito e capitale e si rifanno alla natura logica o ordinata dei nostri sistemi economici. Ci\u00f2 non significa che i meccanismi contabili applicati dalle banche siano per forza di cose in armonia con queste leggi. Il modo in cui oggi vengono registrate le operazioni contabili inerenti alla moneta, al reddito e al capitale non \u00e8 sempre compatibile con quanto imposto dalle leggi macroeconomiche. In caso di divergenza o conflitto tra leggi e pratica contabile sono le leggi a imporsi. Il mancato adeguamento dell\u2019attuale sistema dei pagamenti alle leggi logiche \u00e8 il segno di un\u2019anomalia che ha come conseguenza la nascita di un disordine che ne altera il corretto funzionamento. L\u2019inflazione e la deflazione sono i disordini che colpiscono i sistemi economici nazionali. Entrambe queste patologie sono dovute alla difformit\u00e0 tra le attuali strutture di pagamento e quelle richieste dalla natura stessa di moneta, reddito e capitale. Ancora una volta il comportamento \u00e8 irrilevante. N\u00e9 l\u2019inflazione, n\u00e9 la deflazione sono causate dalle decisioni di agenti economici o istituzioni. La confusione tra inflazione e aumento dell\u2019indice dei prezzi al consumo e l\u2019incapacit\u00e0 delle teorie di spiegare la presenza simultanea di inflazione e di deflazione sono solo due dei problemi che derivano da un\u2019analisi ancora troppo superficiale di disordini che vengono considerati come \u2018connaturati\u2019 al sistema. Se i nostri sistemi economici si fondassero sulla continua ricerca dell\u2019equilibrio, saremmo destinati a convivere in eterno ora con l\u2019inflazione, ora con la deflazione. Con la dimostrazione di come si fondano invece su vere e proprie identit\u00e0, la teoria quantica consente di identificare la natura patologica dell\u2019inflazione e della deflazione nonch\u00e9 di formulare i principi della riforma che permetterebbe di eliminare per sempre entrambe le patologie.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>6.1 <u>L\u2019inflazione<\/u><\/p>\n<p>Per decenni ci si \u00e8 accontentati di una definizione molto vaga e superficiale di inflazione e se ne sono individuate le cause nel comportamento dei vari agenti economici, privati e istituzionali. Siamo cos\u00ec giunti a una situazione nella quale le teorie vengono piegate ai bisogni di questo o di quel gruppo di potere nell\u2019intento di dimostrare che una tale decisione \u00e8 potenzialmente causa di un disordine o dell\u2019altro. Gli esperti ci parlano di massa monetaria e del suo adeguamento alla massa dei prodotti. Il tasso d\u2019interesse \u00e8 considerato lo strumento migliore per correggere gli scompensi tra le due masse e l\u2019esercizio pi\u00f9 importante sta nella continua rincorsa di un equilibrio instabile per definizione. Molto spesso il tutto si riduce a quello che i francesi chiamano la<em> petite cuisine<\/em>, ossia all\u2019aggiunta di un ingrediente per coprire l\u2019eccessiva presenza di un altro. La comprensione della patologia inflazionistica richiede un\u2019analisi ben pi\u00f9 approfondita e l\u2019uso di concetti appropriati. La moneta non \u00e8 materiale e non ha una massa e una velocit\u00e0 di circolazione. L\u2019emissione monetaria \u00e8 legata alla produzione e la variazione del tasso d\u2019interesse non pu\u00f2 provocare uno \u2018scollamento\u2019 tra moneta e prodotto.<\/p>\n<p>\u00c8 solo partendo dalla concezione quantica della moneta e della produzione che l\u2019economia pu\u00f2 fornire una nuova spiegazione dell\u2019inflazione. Emessa dalle banche come forma numerica della produzione, la moneta non \u00e8 n\u00e9 una merce, n\u00e9 un semplice \u2018velo\u2019. La sua esistenza \u00e8 quella delle stesse merci con le quali \u00e8 associata e con le quali si identifica. Ed \u00e8 proprio perch\u00e9 la moneta \u00e8 una forma numerica di cui le merci sono il contenuto, che la produzione pu\u00f2 essere definita numericamente. Integrandosi alla produzione, la moneta ne fornisce l\u2019espressione del valore. Simultaneamente, sono le stesse merci prodotte che, in quanto contenuto della moneta, ne definiscono il potere d\u2019acquisto. Se moneta e prodotto non si identificassero, non potrebbero essere espressi n\u00e9 il valore delle merci, n\u00e9 il potere d\u2019acquisto della moneta. Ma allora, venendo a mancare ogni punto di riferimento, sarebbe impossibile definire qualsiasi squilibrio monetario.<\/p>\n<p>L\u2019integrazione tra moneta e produzione fornisce il punto di riferimento necessario. Una volta definito il potere d\u2019acquisto della moneta, diventa possibile parlare delle sue variazioni e cercarne le cause. Ragioniamo in termini di domanda e di offerta globali. Per stabilire se l\u2019una \u00e8 maggiore o minore dell\u2019altra, e dunque se ci troviamo in situazione inflattiva o deflattiva, dobbiamo poter disporre di un\u2019informazione precisa riguardo il loro iniziale equilibrio. Anzi, dobbiamo addirittura poter conoscere l\u2019espressione numerica della loro <em>identit\u00e0<\/em> (potendo mascherare la presenza simultanea di due squilibri opposti \u2013 ma, come nel caso della stagflazione, non necessariamente complementari \u2013 il solo equilibrio non \u00e8 infatti un punto di riferimento sufficientemente affidabile). Attribuendo una forma numerica alle merci prodotte, l\u2019emissione monetaria stabilisce appunto un\u2019identit\u00e0 tra domanda globale (i salari monetari, forma iniziale del reddito nazionale) e offerta globale (la produzione reale). Contenitore (numerico) e contenuto (reale) formano un\u2019unit\u00e0 che non pu\u00f2 essere modificata nella sostanza, ma che pu\u00f2 esserlo nella forma. In particolare, se, pur rimanendo invariata nella sostanza, la domanda globale subisse un incremento nella sua espressione numerica, ne risulterebbe una diminuzione del potere d\u2019acquisto di ogni singola unit\u00e0 monetaria che definirebbe inequivocabilmente la presenza d\u2019inflazione.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>6.2 <u>La disoccupazione<\/u><\/p>\n<p>Gli squilibri monetari interni, causa prima della disoccupazione involontaria, sono dovuti al mancato adeguamento delle strutture monetarie (contabili) adottate attualmente alla natura, numerica e veicolare, della moneta bancaria. A livello nazionale, per esempio, il rispetto della distinzione logica tra moneta, reddito e capitale \u00e8 di primaria importanza per assicurare l\u2019ordinato funzionamento del sistema economico. La vera neutralit\u00e0 monetaria non consiste nell\u2019assenza di ogni legame tra mondo reale e moneta, ma nella conformit\u00e0 della moneta alle leggi vigenti. \u00c8 l\u2019ordine monetario il vero obiettivo da perseguire e per farlo \u00e8 necessario adeguare la struttura contabile dei pagamenti ai principi inerenti alla natura della moneta, del reddito e del capitale, lasciando agli agenti economici la possibilit\u00e0 di agire nella pi\u00f9 completa libert\u00e0 (compatibilmente, \u00e8 ovvio, con i principi etici che ogni societ\u00e0 civile dovrebbe essere tenuta ad adottare).<\/p>\n<p>Il processo di accumulazione del capitale \u00e8 il cuore della teoria economica, in particolare dello studio della disoccupazione. La sua analisi richiede la previa elaborazione di concetti quali il profitto, l\u2019investimento, il consumo produttivo e l\u2019ammortamento. I grandi economisti del passato avevano capito che il capitale pu\u00f2 addirittura acquisire un\u2019esistenza autonoma e contrapporsi agli interessi di coloro la cui attivit\u00e0 ne aveva determinato la formazione. In un certo senso, sia il concetto di alienazione, sia quello di produttivit\u00e0 fisica del capitale, descrivono una situazione in cui si attribuisce al capitale la facolt\u00e0 d\u2019influenzare direttamente il risultato dell\u2019attivit\u00e0 economica. Tra i due, il concetto di alienazione \u00e8 sicuramente quello pi\u00f9 impressionante. L\u2019idea che la creatura possa ribellarsi al creatore fino a sottometterlo ai propri bisogni \u00e8 vecchia come l\u2019uomo e non cessa di tormentarlo pi\u00f9 o meno inconsciamente. Il problema \u00e8 quello di sapere se l\u2019alienazione dell\u2019uomo da parte del capitale sia soltanto un fantasma dovuto alla paura e a un diffuso sentimento d\u2019impotenza, o se si tratti piuttosto di un dato di fatto spiegabile oggettivamente dalla scienza economica. Perch\u00e9 mai l\u2019uomo dovrebbe essere costretto, sia pure parzialmente, a lavorare gratuitamente per il capitale? L\u2019alienazione di cui stiamo trattando si riferisce al possibile asservimento dell\u2019uomo al capitale e non al capitalista ed \u00e8 la spiegazione profonda della disoccupazione. Che i capitalisti siano buoni o cattivi, tanti o pochi, privati o \u2018pubblici\u2019 \u00e8 del tutto irrilevante in questo contesto. Non sono loro a potersi appropriare direttamente del lavoro. La schiavit\u00f9, intesa come rapporto diretto di propriet\u00e0 tra padrone e lavoratore, non \u00e8 certo il modello su cui reggono i nostri sistemi economici. I rapporti di produzione e di circolazione essendo fondati sullo scambio monetizzato, l\u2019alienazione del lavoro \u00e8 possibile solo se parte dei beni e servizi prodotti sono sottratti al potere d\u2019acquisto dell\u2019insieme dei titolari di reddito. La sottrazione non va per\u00f2 intesa come appropriazione diretta da parte dell\u2019azienda o del capitale. L\u2019alienazione non pu\u00f2 essere spiegata usando una teoria che corrisponde solo parzialmente al funzionamento reale del sistema economico. Supporre che una parte di questo sistema si regga sull\u2019uso della moneta e che l\u2019altra risponda a criteri di appropriazione diretta, significa rinunciare a spiegare il funzionamento reale del sistema economico (in cui tutte le transazioni sono monetarie) e la moderna alienazione del lavoro (che non pu\u00f2 essere assimilata alla schiavit\u00f9 classica).<\/p>\n<p>Tutta la produzione \u00e8 monetizzata attraverso il pagamento dei salari. La ripartizione dei salari consente poi la formazione delle altre categorie di reddito e l\u2019acquisto dei prodotti da parte dei loro titolari. Se il sistema non soffrisse di nessuna anomalia monetaria, il capitale formato attraverso l\u2019investimento dei profitti e dei risparmi apparterrebbe ad azionisti e risparmiatori o, come capitale sociale, all\u2019insieme indistinto dei residenti del paese. Affinch\u00e9 parte delle merci prodotte vengano loro sottratte, \u00e8 necessario che, pur essendo pagati per il loro lavoro, parte dei lavoratori percepiscano come remunerazione una moneta svuotata del suo contenuto reale. Se il sistema contabile dei pagamenti funzionasse nel pieno rispetto delle leggi della moneta e della triplice distinzione tra moneta, reddito e capitale, questo non potrebbe mai accadere e il concetto di alienazione non troverebbe applicazione pratica. Purtroppo, l\u2019adeguamento della struttura contabile alla natura della moneta \u00e8 ancora solo parziale; ci\u00f2 rende possibile la <em>duplicazione<\/em> del reddito investito nella formazione del capitale fisso e la conseguente costituzione di questo capitale come propriet\u00e0 definitiva dell\u2019insieme delle aziende <em>depersonificate<\/em> (ossia delle aziende che assurgono a vita propria, indipendentemente dagli azionisti cui appartengono).<\/p>\n<p>Le difficolt\u00e0 inerenti allo studio del capitale spiegano perch\u00e9 la teoria economica stenti tanto a fornire un\u2019analisi soddisfacente della crisi e a proporre dei rimedi efficaci. Tuttavia, non vi \u00e8 altra strada da percorrere se si vuole arrivare a capire a fondo i meccanismi dei nostri sistemi economici. Il cammino, gi\u00e0 in parte tracciato dai grandi autori, \u00e8 arduo, ma la meta \u00e8 alla nostra portata. Se l\u2019economia avesse come obiettivo l\u2019analisi del comportamento umano in campo economico, essa apparterrebbe alla categoria delle cosiddette scienze umane e non sarebbe in grado di fornire alcuna risposta definitiva agli interrogativi riguardanti gli squilibri che colpiscono il sistema economico. Essendo imputabili al comportamento, gli squilibri non potrebbero neppure essere definiti come tali (chi potrebbe infatti decidere se un comportamento \u00e8 pi\u00f9 o meno \u2018normale\u2019 degli altri?) e la teoria economica sarebbe destinata a doversi costantemente adeguare ai cambiamenti, spesso imprevedibili, degli agenti economici. Se, come per la fisica, l\u2019oggetto d\u2019indagine della scienza economica fosse la natura (in particolare quella umana), potremmo abbandonare subito la speranza di arrivare un giorno a conoscerlo fin nella sua stessa essenza. L\u2019analisi monetaria della produzione e della circolazione ci fornisce, invece, gli elementi per la costruzione di una vera e propria teoria macroeconomica fondata su criteri obiettivi. L\u2019oggetto d\u2019indagine di questa teoria non \u00e8 il comportamento economico degli individui o dei loro gruppi, ma la struttura monetaria che costituisce il sistema-quadro all\u2019interno del quale gli individui e i loro gruppi operano. Il sistema monetario \u00e8 retto da un insieme di leggi la cui natura \u00e8 eminentemente logica e alle quali la struttura contabile dei nostri sistemi bancari deve adattarsi. Cos\u00ec concepita, la teoria economica appartiene al novero delle scienze esatte, anche se il suo campo d\u2019indagine \u00e8 ben pi\u00f9 modesto di quello delle sue quotate consorelle. D\u2019altronde \u00e8 proprio perch\u00e9 il suo obiettivo \u00e8 limitato che \u00e8 ragionevole pensare che si potr\u00e0 presto arrivare ad averne una conoscenza approfondita e univoca: essendo stato creato dall&#8217;uomo, il sistema economico non \u00e8 al di fuori della portata delle sue capacit\u00e0 cognitive.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<ol start=\"7\">\n<li><em>La soluzione<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>L\u2019analisi positiva schiude le porte all\u2019analisi normativa e diventa possibile elaborare una riforma del sistema dei pagamenti nazionali che consente il passaggio dall\u2019attuale disordine all\u2019ordine. In un futuro ormai non lontano riusciremo a sbarazzarci dell\u2019inflazione e della deflazione grazie a un sistema dei pagamenti che rispetter\u00e0 la natura della moneta ed eviter\u00e0 di confonderla con reddito e capitale. L\u2019analisi positiva permette di definire le leggi logiche dell\u2019economia; l\u2019analisi normativa stabilisce le modalit\u00e0 da seguire affinch\u00e9 la pratica contabile sia conforme alle leggi logiche. La riforma che dovr\u00e0 essere applicata non riguarda le operazioni effettuate dai diversi agenti economici, ma la struttura contabile attraverso la quale le operazioni verranno registrate. L\u2019origine delle anomalie \u00e8 la discordanza tra struttura contabile e leggi macroeconomiche; l\u2019instaurazione dell\u2019ordine avverr\u00e0 quindi adeguando la struttura contabile alle leggi logiche del sistema economico.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>7.1 <u>Il primo e il secondo dipartimento<\/u><\/p>\n<p>La natura veicolare della moneta bancaria \u00e8 la conseguenza necessaria della contabilit\u00e0 a partita doppia. Oltre a essere un\u2019unit\u00e0 di conto puramente numerica, la moneta \u00e8 un flusso che veicola i pagamenti attraverso un movimento ondulatorio in cui gli agenti economici coinvolti sono al tempo stesso accreditati e addebitati. Logica vorrebbe che questa natura della moneta fosse rispecchiata nell\u2019apparato contabile usato dalle banche per registrare i pagamenti. Ci\u00f2 avverrebbe se le banche tenessero una contabilit\u00e0 di tutti i flussi o, meglio, dei loro risultati, perch\u00e9 i flussi non possono essere veramente contabilizzati (ogni registrazione contabile \u00e8 una \u2018fotografia\u2019 che fissa il movimento attribuendogli un\u2019espressione numerica). Bisognerebbe cio\u00e8 che le banche introducessero una distinzione contabile tra due dipartimenti, quello monetario o delle emissioni (I) e quello finanziario o del risparmio (II). Nel primo dipartimento andrebbero registrate tutte le emissioni di moneta implicate nei vari pagamenti, mentre nel secondo si registrerebbero i risultati, in reddito, di questi stessi pagamenti.<\/p>\n<p>Lo scopo della distinzione tra dipartimento delle emissioni e dipartimento del risparmio \u00e8 di creare sintonia tra analisi concettuale e pratica bancaria, evitando l\u2019erroneo sovrapporsi di intermediazione monetaria e intermediazione finanziaria. Sebbene la formazione del reddito sia sempre accompagnata da una creazione di moneta, \u00e8 sbagliato sostituire l\u2019una all\u2019altra. La moneta \u00e8 un semplice attivo-passivo che non pu\u00f2 finanziare nessuna acquisto. L\u2019attuale sistema dei pagamenti non rispetta per\u00f2 questa esigenza logica e consente alle banche di sovrapporre una mediazione all\u2019altra, finanziando parte degli acquisti dei loro clienti attraverso una pura creazione monetaria. Per evitare questo rischio inflazionistico \u00e8 sufficiente introdurre una duplice registrazione contabile dei pagamenti che ne separi la componente monetaria da quella finanziaria.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>7.2 <u>Il terzo dipartimento<\/u><\/p>\n<p>All\u2019origine dell\u2019attuale disordine monetario vi \u00e8 il fatto che il profitto investito nella produzione di beni strumentali rimane disponibile sul mercato finanziario sotto forma di depositi bancari. La macroeconomia quantica dimostra che il profitto investito si forma sul mercato dei prodotti ed \u00e8 speso su quello dei servizi produttori: la formazione del profitto \u00e8 compresa nella spesa dei salari, mentre la spesa del profitto \u00e8 inclusa nel pagamento dei salari. Formazione e spesa del profitto coincidono nel tempo quantico, per cui se ne inferisce che il profitto \u00e8 gi\u00e0 interamente speso al momento della sua formazione. Logica vorrebbe che il profitto speso sul mercato del lavoro non potesse pi\u00f9 esserlo di nuovo su quello dei prodotti. Nell\u2019attuale sistema dei pagamenti nazionali questa esigenza logica non \u00e8 purtroppo rispettata e il profitto investito alimenta una domanda supplementare che \u00e8 inevitabilmente di natura inflazionistica.<\/p>\n<p>L\u2019investimento del profitto nella produzione di beni strumentali porta alla sua trasformazione in capitale fisso. Perch\u00e9 i beni-capitale appartengano all\u2019insieme indifferenziato dei titolari di reddito, \u00e8 necessario che venga mantenuto il legame tra beni strumentali e capitale fisso. Ci\u00f2 \u00e8 possibile soltanto a condizione di disporre di una struttura contabile che consenta di sottrarre il profitto investito al mercato finanziario. In assenza di tale meccanismo contabile, si assiste a una sostituzione tra i beni-capitale (di cui si appropria l\u2019azienda de-personificata) e i depositi bancari corrispondenti al profitto investito. Le aziende, invece di agire come semplici intermediari, si impossessano del capitale fisso, di cui sottraggono la propriet\u00e0 economica ai titolari di reddito attraverso l\u2019aumento inflazionistico delle unit\u00e0 monetarie. Il capitalismo attuale \u00e8 precisamente un sistema in cui l\u2019investimento del profitto genera uno scarto inflazionistico che, diminuendo il potere d\u2019acquisto della moneta, sottrae il capitale fisso ai titolari di reddito e porta alla formazione del capitale patologico. Per evitare la degenerazione del sistema \u00e8 sufficiente elaborare una struttura contabile che permetta di salvaguardare il profitto investito in un dipartimento del capitale fisso, sottraendolo in modo definitivo al mercato finanziario.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Introduzione La moneta La produzione e il consumo Il capitale Il capitale e gli interessi Le leggi macroeconomiche Inflazione e disoccupazione La soluzione \u00a0 Introduzione Con l\u2019aggravarsi delle crisi finanziarie e con il peggioramento continuo delle condizioni di vita cresce la sfiducia di gran parte della popolazione nelle istituzioni politico\u2013economiche e negli economisti. 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